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Spunti dalla prassi

Un fondo pensione a 15 anni. Perché l’ho fatto a mio figlio

Cinquanta euro.

È quanto ho versato sul fondo pensione di mio figlio Cesare il giorno in cui l’ho aperto. Aveva quindici anni, e la firma l’ho messa io.

Chi lo sa mi chiede quasi sempre se non fosse un po’ presto. Me l’hanno chiesto anche gli amici che, dopo, hanno fatto la stessa cosa con i loro figli.

A quindici anni non si apre una pensione: si fa partire un orologio.

Giulio Mattesi con il figlio Cesare sul lungomare

Cosa si compra davvero: il tempo

In un fondo pensione non contano solo i soldi che ci sono dentro. Conta anche da quanto tempo è aperto.

E quel tempo comincia il giorno dell’iscrizione. Corre anche se poi non si versa più nulla.
Da quella data dipendono tre cose.

  1. Meno tasse alla fine. Più anni passano, più si abbassa l’imposta su quello che si ritirerà.
  2. La possibilità di usare una parte dei soldi prima. Per la casa e per altre necessità, dopo otto anni.
  3. Più tutela se le cose vanno storte. Se si perde il lavoro o arriva un’invalidità, si ritira pagando meno tasse.

Il tempo non si compra dopo: un anno perso resta perso, anche versando di più.

La casa a trent’anni

Dei tre vantaggi che ti ho appena elencato, il più importante per un genitore non è la pensione: è la casa.

Cesare si è iscritto a quindici anni. A ventitré la porta delle anticipazioni era già aperta. Oggi ne ha ventisette e sta cercando casa: potrà usare una parte di quello che abbiamo messo da parte, prima io e poi lui.

Chi si iscrive quando inizia a lavorare deve aspettare otto anni: proprio nel periodo in cui si pensa a comprare casa.

La stessa porta si apre anche per necessità diverse dalla casa. Si può usare una parte del risparmio, non tutto.

Tre cose da verificare sempre

Aprire un fondo a un figlio è un gesto semplice. Ma occorre guardare tre cose prima, non dopo.

Il vantaggio per il genitore

Quello che versi per tuo figlio, finché è fiscalmente a carico, lo deduci dalle tue tasse, come per il tuo fondo.

Il tetto è uno solo e vale per tutto quello che versi, per te e per lui: 5.300 euro l’anno. Il calcolo lo fa il commercialista.

Per chi vuole i dettagli

L’imposta sostitutiva sulla prestazione è del 15%. Si riduce di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino al minimo del 9%, che si raggiunge con 35 anni (art. 11 c. 6 D.Lgs. 252/2005).

Gli anni si contano per periodi di 365 giorni dalla data di iscrizione, a prescindere dai versamenti effettivi. Gli anni da minorenne contano.

  • Chi si iscrive a 15 anni è al 9% a 50 anni.
  • Chi si iscrive con il primo lavoro a 28 anni arriva alla pensione a 67 con 39 anni di partecipazione: anche lui al 9%.
  • Chi si iscrive a 35 anni si ferma al 9,9%; chi a 45, al 12,9%.

Per la prestazione a 67 anni, quindi, la differenza la fa chi comincia tardi, non chi comincia giovanissimo. Il vantaggio della data fissata presto si vede prima: negli otto anni delle anticipazioni e nei riscatti, che seguono la stessa scala.

Più posizioni: l’anzianità si conta dalla posizione aperta per prima e non integralmente riscattata, anche senza trasferimento (Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 29/E dell’11/04/2025).

Anticipazioni (art. 11 c. 7 D.Lgs. 252/2005):

  • spese sanitarie gravissime: in qualsiasi momento;
  • acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé o per i figli: dopo otto anni di iscrizione;
  • ulteriori esigenze: dopo otto anni di iscrizione.

Riscatti (art. 14 D.Lgs. 252/2005):

  • inoccupazione da 12 a 48 mesi: riscatto parziale del 50%;
  • inoccupazione oltre 48 mesi o invalidità: riscatto totale;
  • in entrambi i casi la tassazione scende dal 15% al 9% con la stessa anzianità della prestazione finale;
  • il riscatto per perdita dei requisiti di partecipazione è tassato al 23%.

Possono aderire i soggetti fiscalmente a carico di un iscritto o di un contribuente; il finanziamento lo fa chi li ha a carico (art. 8 c. 1 D.Lgs. 252/2005). Fondi aperti e PIP li accettano; i fondi negoziali solo se lo statuto prevede l’adesione dei familiari a carico. Per il minore firma chi esercita la responsabilità genitoriale.

La deduzione spetta in primo luogo al figlio, per il suo eventuale reddito; per la parte non dedotta, al genitore che versa, dentro il proprio plafond di € 5.300 (art. 12 TUIR). Il plafond è per soggetto pagante, non per posizione.

Figlio a carico: reddito fino a € 4.000 fino a 24 anni, fino a € 2.840,51 dopo (art. 12 c. 2 TUIR).

I contributi non dedotti vanno comunicati al fondo entro il 31 dicembre dell’anno successivo: se il figlio è minorenne, la comunicazione la fa il genitore.

Quando il figlio esce dal carico, la posizione prosegue con i suoi versamenti, deducibili per lui, o con il suo TFR.

Dal 1° luglio 2026 i lavoratori del settore privato assunti da quella data sono iscritti automaticamente al fondo di categoria, salvo rinuncia entro 60 giorni. Chi non si esprime consolida l’adesione in modo definitivo, e la devoluzione del TFR al fondo è irreversibile. Sono esclusi il pubblico impiego e i lavoratori domestici (L. 199/2025).

A quel punto il ragazzo ha due strade:

  • trasferire la posizione aperta da minorenne nel fondo di categoria, portandosi dietro l’anzianità: il trasferimento è possibile dopo due anni di partecipazione (art. 14 c. 6 D.Lgs. 252/2005);
  • tenere il fondo aperto da ragazzo e farvi confluire TFR e contributo del datore. Dal 31 ottobre 2026 il contributo del datore segue il lavoratore indipendentemente da quanto prevede il contratto collettivo (art. 1 c. 199-205 L. 199/2025; il c. 202 fissa la decorrenza), quindi questa strada non costa più il contributo aziendale.

La scelta si fa in quel momento, confrontando l’Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) delle due forme. Il fondo di categoria resta spesso la scelta giusta per costi bassi e contributo datoriale: ora però è una scelta, non un vincolo.

Una quota annua fissa può azzerare il versamento iniziale in pochi anni. Prima di firmare si guarda se la forma prevede quote fisse di adesione o annue, e si legge l’ISC. Se le quote ci sono, va detto chiaro che quei 50 euro comprano una data, non un investimento, e che il montante lo faranno i versamenti futuri.

Il comparto: con quaranta o cinquant’anni davanti si sceglie un comparto azionario o un percorso life-cycle. Il comparto garantito su un quindicenne è un errore di allocazione, non una prudenza.

Per chi vuole il quadro tecnico. Come funziona la previdenza complementare, passo per passo: TFR e fondo pensione: bastano davvero? · Previdenza complementare: perché il secondo pilastro conta

Gli otto anni non si anticipano in nessun altro modo: partono il giorno dell’iscrizione. Prima si comincia, prima sono alle spalle, e quando arrivano la casa, la macchina, la laurea o il matrimonio, la porta è già aperta.

Oggi costa 50 euro. Fra otto anni non si può più comprare.

Giulio Mattesi — Napoleoni e Mattesi Assicurazioni s.a.s.

Stai pensando di far partire l’orologio per tuo figlio?

Vediamo insieme quale forma regge una posizione minima, come si incastra con la tua deduzione e cosa succederà al suo primo lavoro.

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